È davvero così difficile decidere per noi stessi?

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Nei giorni scorsi i giornali hanno dato ampio risalto a due eventi: le ondate di accuse di molestie verso noti produttori e attori di Hollywood e il racconto dell’esperienza di Michelle Hunziker all’interno di una setta. Apparentemente questi due eventi non hanno molto in comune, eccetto per il fatto che riguardano personaggi del mondo dello spettacolo. Hanno invece un denominatore comune: la difficoltà a dire di no, ad esprimere il proprio punto di vista, a decidere per se stessi. In entrambi i casi le protagoniste sono donne, ed è spesso così anche per quanto riguarda la mia esperienza diretta: le mie pazienti, le mie amiche a volte, mi raccontano spesso, troppo spesso, episodi in cui non riescono ad essere protagoniste della propria vita.

C’è chi accetta proposte più o meno galanti da una persona sgradita (che viscido!), c’è chi riceve visite della suocera a tutte le ore (che invadente!), c’è chi aspetta per anni che l’uomo che frequenta si decida a lasciare la moglie (che str**o!): sono storie che sento tutti i giorni.

Queste storie hanno qualcosa in comune: il non riuscire ad assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, il lasciare che qualcun altro decida per noi, gestisca la nostra vita. Osservo spesso, nel mio lavoro ma non solo, questi modi di essere che, usando un termine tecnico, vengono definiti “tratti di personalità” (che non sempre sfociano in una situazione patologica cioè in un vero e proprio disturbo dipendente di personalità).

Molte persone, molte donne soprattutto, hanno la tendenza a delegare, ad affidare responsabilità e decisioni a qualcun altro, a dipendere da qualcun altro. Spesso questi tratti di personalità sono accompagnati da senso di inadeguatezza e scarsa autostima. Sembra incredibile che una donna bella, giovane e di successo come Michelle Hunziker abbia, o abbia avuto, problemi di questo tipo. Ma questo ci fa capire come l’autostima sia qualcosa che prescinde da quanto siamo belli o ricchi o famosi. Quante volte ci diciamo “avrei più autostima se solo… Se solo avessi un altro lavoro, se solo avessi una casa più grande, se solo avessi un marito diverso… Oppure, se solo fossi più bella, se solo fossi più desiderata, se solo fossi più amata”. No, non è così, ce la stiamo raccontando.

Leggendo le interviste di questi giorni a Michelle Hunziker sono rimasta colpita da quante volte usa espressioni come “mi dicevano”, “mi hanno fatto”, “mi hanno convinto”. Certo, probabilmente stiamo parlando di persone con pochi scrupoli e con molte armi a disposizione, ma mi fa sempre una grande impressione quando sento parlare di queste relazioni a senso unico: sono sempre gli altri che dicono, fanno, decidono… E noi? Perché non riusciamo a prendere il controllo della nostra vita? Perché permettiamo che al volante della nostra vita ci sia qualcun altro? Quando ci relazioniamo con gli altri in maniera passiva, mettendo gli altri prima di noi stessi, otteniamo diversi vantaggi tra cui solitamente quello di ricevere approvazione e simpatia, che tutti noi desideriamo… Ma a che prezzo?! Fermiamoci a farci una domanda: è davvero quello di cui abbiamo bisogno? È davvero quello che ci farà sentire bene, domani, tra un anno o tra dieci anni? È davvero quello che ci rende felici?


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