Quest’ansia mi farà impazzire! Il disturbo d’ansia generalizzata

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Il disturbo d’ansia generalizzata* è un disturbo d’ansia che colpisce fino al 5% della popolazione e che esordisce spesso intorno ai 30 anni, più tardi quindi della maggior parte degli altri disturbi d’ansia che spesso esordiscono in adolescenza.

Chi soffre di questo disturbo prova un’ansia eccessiva per una svariata quantità di eventi: responsabilità lavorative, questioni economiche, salute dei familiari, disgrazie che possono capitare ai figli oppure piccole cose come svolgere le faccende domestiche o arrivar in ritardo agli appuntamenti. Di fatto chi ha un disturbo d’ansia generalizzata si preoccupa per le stesse cose per cui ci preoccupiamo tutti. Queste preoccupazioni vengono chiamate “preoccupazioni di tipo 1”.

La differenza tra chi soffre di questo disturbo e chi non ne soffre sta non tanto nel contenuto di queste “preoccupazioni di tipo 1” ma in quelle che vengono chiamate “preoccupazioni di tipo 2” che sono preoccupazioni riguardo le preoccupazioni di tipo 1, ad esempio:

  • Non ho il controllo delle mie rimuginazioni
  • Rimuginare è pericoloso
  • Potrei essere sopraffatto dalle rimuginazioni
  • Rimuginare può portarmi alla follia
  • Non ne uscirò più
  • Quest’ansia mi farà impazzire.

A questo punto, ovviamente, l’ansia aumenta, e aumentano di conseguenza i tentativi di ridurla, tra cui in particolare:

  • L’evitamento delle situazioni ansiose (come nell’agorafobia),
  • La ricerca di rassicurazioni. Ad esempio si può chiamare in continuazione il partner per assicurarsi che stia bene. Questo comportamento sul breve termine mi rassicura (perché se il partner mi risponde per un po’ mi tranquillizzerò), ma sul lungo termine mi espone al rischio che l’altro non risponda alle mie telefonate (perché impegnato o, addirittura, seccato dal mio comportamento) e che io sia sempre più dipendente dalle rassicurazioni.
  • I tentativi di controllo o soppressione dei pensieri. Devo smetterla di preoccuparmi! Adesso vado a fare un giro così non ci penso più! Funziona? Mmm… cosa succede se mi dico di non pensare ad un elefante rosa? Che improvvisamente un simpaticissimo elefante rosa appare alla mia mente, cosa che quasi certamente senza aver pensato che non dovevo pensarci non sarebbe successo.

Come si esce quindi da questo circolo vizioso? In psicoterapia, quando si lavora sul disturbo d’ansia generalizzata, si lavora principalmente su due versanti:

  • Sul versante cognitivo si mettono in discussione le credenze, in particolare le “preoccupazioni di tipo 2”: è vero che preoccuparsi troppo porta alla pazzia? Come avviene questo? Conosco qualcuno che è impazzito a causa dell’ansia? E che cosa gli è successo?
  • Sul versante comportamentale si fanno in genere degli esperimenti per verificare quanto siano realistiche le nostre preoccupazioni.

 

 

 

* Ecco i criteri necessari per fare la diagnosi di disturbo d’ansia generalizzata secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – quinta edizione 2013; American Psychiatric Association):

  1. Ansia o preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, relative ad una quantità di eventi o di attività.
  2. L’individuo ha difficoltà nel controllare la preoccupazione.
  3. L’ansia e la preoccupazione sono associate a tre (o più) dei seguenti sintomi (con almeno alcuni sintomi presenti per la maggior parte dei giorni negli ultimi 6 mesi):
    1. Irrequietezza, o sentirti tesi/e, “con in nervi a fior di pelle”.
    2. Facile affaticamento.
    3. Difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria.
    4. Irritabilità.
    5. Tensione muscolare.
    6. Alterazione del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno inquieto e insoddisfacente).
  4. L’ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causando disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo, o in altre aree importanti).
  5. La condizione non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza.
  6. Il disturbo non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale.

 

 

 


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