Perché alcuni bambini parlano solo in certi contesti?

Posted by | · | Bambini e adolescenti

Maria ha 7 anni e frequenta la seconda classe della scuola primaria. È la primogenita di una famiglia composta da mamma, papà e un fratellino più piccolo. La mamma la descrive come una bambina molto timida.

Pur non avendo problemi di socializzazione con i coetanei, non parla con gli adulti. Le maestre la descrivono come una bambina attenta, precisa, educata e intelligente che non presenta difficoltà di comprensione o d’apprendimento, come dimostrato dai sui elaborati scritti. Però le maestre fanno molta fatica a rapportarsi con lei e si chiedono perché non riesca a parlare con loro. Maria presenta un Mutismo Selettivo.

 

Cos’è il Mutismo Selettivo

Il Mutismo Selettivo (MS) è un disturbo internalizzante e secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, V edizione (DSM-V), rientra tra i Disturbi d’ansia.

Esso può essere definito come un disturbo acquisito della comunicazione interpersonale. Accade che un bambino non produca verbalizzazione, né spontanea né su richiesta, in uno o più ambienti dove normalmente avviene uno scambio comunicativo verbale.

I bambini con MS spesso non parlano a scuola o con adulti al di fuori dell’ambiente familiare. Alcuni non parlano nemmeno con i coetanei, oppure scelgono di parlare sono con un gruppetto ristretto di bambini. Altri, seppur non utilizzando la parola, utilizzano forme di comunicazione alternative quali la mimica, il disegno o la scrittura.

È molto importante sottolineare che i bambini con MS, nonostante la possibilità di parola, non parlano in alcune situazioni sociali specifiche. Essi non hanno deficit cognitivi o dell’apparato fonatorio, che possano influenzare la produzione o la comprensione del linguaggio.

 

Quali sono le caratteristiche

Possiamo suddividere le caratteristiche del MS in 3 categorie:

  1. Caratteristiche temperamentali.

Sono 8 i più frequenti indicatori nella prima infanzia (tra 0 e 3 anni):

  • Difficoltà di addormentamento;
  • Disturbi del sonno;
  • Difficoltà nell’alimentazione;
  • Paura degli estranei eccesiva e protratta nel tempo (va precisato che un certo timore nel relazionarsi con persone sconosciute è una parte naturale della crescita);
  • Irrequietezza;
  • Ansia di separazione;
  • Timidezza eccessiva;
  • Episodi di enuresi ed encopresi.

 

  1. Caratteristiche cognitive, cioè i pensieri poco utili che accompagnano un bambino con MS. Esse si possono raggruppare in 4 aree:
  • Vulnerabilità: il bambino, in situazioni sociali extrafamiliari. Si sente costantemente minacciato;
  • Inadeguatezza: il bambino si percepisce sempre in modo negativo;
  • Paura del giudizio altrui: il bambino pensa che lo giudicheranno sempre e comunque in modo negativo;
  • Vergogna: il bambino ha paura di mostrare la propria vergogna.

 

  1. Caratteristiche comportamentali. In bambini molto piccoli (14-31 mesi) sono state evidenziate delle caratteristiche comportamentali di inibizione. I bambini, percependo le situazioni come molto minacciose, provano molto disagio da un punto di vista fisico, quando devono affrontare nuove ed insolite situazioni sociali. Questo disagio li porta a reagire ritirandosi fisicamente o verbalmente, perché il ritiro li porta a difendersi dalle loro paure.

 

Qual è il trattamento

Dalle ricerche disponibili emerge che le terapie utilizzate con i disturbi d’ansia hanno una notevole efficacia anche nei casi di MS.

In particolare la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) risulta particolarmente efficace. Gli interventi vanno calibrati in relazione alle specificità del bambino. Le procedure di intervento standard sono suddivise in 3 ambiti:

  1. Ambito familiare, dove le strategie di intervento sono ad esempio: insegnare l’assunzione di atteggiamento neutrale rispetto al non parlare, oppure promuovere lo sviluppo dell’autonomia nel bambino, o la rassicurazione del bambino rispetto al problema, ecc.;
  2. Ambito scolastico, dove è molto importante rinforzare il contenuto della comunicazione non verbale;
  3. Ambito individuale (con il bambino), dove risulta molto importante facilitare la comprensione delle emozioni provate e incrementare la comunicazione non verbale. Vengono utilizzate strategie e tecniche cognitivo-comportamentali specifiche, così come la terapia di gioco.

 

Il MS viene, ad oggi, frequentemente diagnosticato dopo l’inserimento dei bambini nella scuola primaria, anche se potrebbe essersi già sviluppato negli anni della scuola dell’infanzia. Prima di tale periodo, spesso accade che, siccome i bambini parlano a casa con i loro genitori, la preoccupazione non sorga. Sarebbe però molto importante una certa sensibilità al problema da parte degli insegnanti durante gli anni della scuola dell’infanzia. Se non trattato potrebbe infatti portare successivamente a sviluppare Ansia sociale.

 

Quali sono i criteri diagnostici

*Per poter diagnosticare il Disturbo oppositivo provocatorio, secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – quinta edizione 2013; American Psychiatric Association), si fa riferimento a questi criteri:

A) Costante incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche in cui ci si aspetta che si parli (per es., a scuola), nonostante si sia in grado di parlare in altre situazioni.

B) La condizione interferisce con i risultati scolastici o lavorativi o con la comunicazione sociale.

C) La durata della condizione è di almeno 1 mese (non limitato al primo mese di scuola).

D) L’incapacità di parlare non è dovuta al fatto che non si conosce, o non si è a proprio agio con, il tipo di linguaggio richiesto dalla situazione sociale.

E) La condizione non è meglio spiegata da un disturbo della comunicazione (per es., disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia) e non si manifesta esclusivamente durante il decorso di disturbi dello spettro dell’autismo, schizofrenia o altri disturbi psicotici.

 

 


Nessun commento

Comments are closed.