Fabio: in terapia per il panico a 70 anni

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Fabio ha 68 anni quando la moglie mi chiama per fissargli un appuntamento. Circa una decina di anni prima ha iniziato ad avere degli attacchi di panico, in un periodo molto stressante in cui ha dovuto chiudere l’attività che gestiva con la moglie e vedere la figlia separarsi dal marito, con cui aveva una bambina piccola. Dopo un po’ gli attacchi di panico erano diminuiti, ma nell’ultimo periodo si erano intensificati.

Ne soffre soprattutto la sera, quando è a letto. Mentre si sta per addormentare ad un certo punto improvvisamente gli sembra di cadere nel vuoto, e questa è una cosa che capita a molte persone. Questa sensazione ha una causa fisica ben precisa. Il corpo sta passando dallo stato di veglia a quello di sonno, quindi pian piano i muscoli si rilassano e i nervi si distendono. Questo stato di rilassamento può essere avvertito in maniera improvvisa, soprattutto se ci si è sdraiati in un momento in cui si era in ansia o sotto stress per qualche motivo. Fabio in questi casi si spaventa molto, inizia a sentire “il cuore che batte a 150 all’ora”, “una morsa che sembra che ti chiuda la gola”, fa fatica a respirare e ha paura di soffocare e paura di avere un infarto. Dice “in quel momento vuoi scappare… ma dove vai? Gli attacchi di panico sono micidiali”.

Ricorda uno dei primi attacchi di panico che gli sono capitati: era seduto sul sedile posteriore di una macchina a tre porte. Non poteva scendere. Dice “mi ricordo che ho pensato di voler uscire dal finestrino”. Anche in quel caso, ricorda perfettamente la sensazione di dover scappare, pur non capendo da cosa dovesse scappare. Dentro l’auto non c’era nessun pericolo. Anche scendendo dalla macchina avrebbe potuto avere un infarto o soffocare. Sappiamo che la paura ci porta a correre, perché attiva la famosa reazione di attacco o fuga, che ci attiva proprio per attaccare o fuggire.

Fabio di sera non può scappare da nessuna parte, quindi si alza, va in cucina a bere qualche goccia di una benzodiazepina che gli ha prescritto il medico di base e una camomilla. La moglie gli fa compagnia, e dopo una decina di minuti solitamente riesce a tranquillizzarsi e torna a letto. Si addormenta, ma dorme comunque un sonno molto disturbato, si sente come se fosse sempre all’erta, sempre “sul chi va là” e poi la mattina si sveglia con un senso di tensione in tutto il corpo e soprattutto nelle spalle.

Dice che per tutta la vita ha sofferto di claustrofobia, ha sempre cercato di non prendere l’ascensore e i luoghi chiusi: ricorda infatti con molta ansia di una volta che aveva dovuto sottoporsi ad una risonanza magnetica.

A causa degli attacchi di panico è andato qualche volta in pronto soccorso, e ora ha paura di allontanarsi da casa (vive in un paese che ha un ospedale molto vicino) e infatti negli ultimi anni ha evitato di andare al mare nel paese dove trascorre le ferie con la famiglia da sempre. Ha anche molta paura di stare da solo, quindi non fa quasi più nulla senza la moglie. Quindi negli anni ha sviluppato anche quella che viene chiamata agorafobia.

Insieme abbiamo ricostruito il circolo vizioso del panico, in particolare abbiamo visto che cosa succede nell’organismo quando abbiamo paura, cioè la reazione di attacco o fuga. Fabio ha capito che quello che succedeva nel suo corpo era assolutamente normale: la tachicardia gli segnala che il suo corpo si sta preparando all’azione, non che sta arrivando un infarto. In poche settimane ha ricomincia a fare alcune cose che non faceva più da molto tempo, cose semplici ma che gli pesava molto non fare, come guardare la televisione sul divano da solo. A quel punto si stava per avvicinare l’estate, e ha deciso di andare al mare, in quel solito posto dove l’anno prima non era andato per paura di poter stare male. Parte, insieme alla moglie. Ci sentiamo al suo ritorno, mi dice che le vacanze sono andate bene e che non gli sembra vero di riuscire a dormire così bene, senza le gocce: “non sono più loro prigioniero”, mi dice. Questo è successo orma alcuni anni fa, e da allora non ho più sentito Fabio. Che sia al mare ora?

 

PS. Ci teniamo a specificare che Fabio non si chiama davvero Fabio, e che anche altre informazioni sono state cambiate: alla Dritto al Punto la privacy è fondamentale.


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