E se avessi dimenticato di chiudere la porta? Il Disturbo Ossessivo Compulsivo

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Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (spesso chiamato semplicemente DOC) è un disturbo caratterizzato da due componenti: ossessioni e compulsioni. Non rientra nei disturbi d’ansia, ma il meccanismo è molto simile.

Le ossessioni sono pensieri ansiosi ricorrenti che vengono vissuti come disturbanti, estranei, non desiderati. Il contenuto specifico delle ossessioni (e delle compulsioni) varia da individuo ad individuo, ma principalmente riguarda:

  • Pulizia: ossessione di sporcarsi, contaminarsi o contagiarsi (es., e se toccando quella panchina sporca avessi preso l’HIV?).
  • Simmetria: ossessione che le cose debbano essere disposte in maniera simmetrica, ordinata, “giusta”.
  • Pensieri proibiti o tabù: ossessioni di poter avere comportamenti che infrangano norme morali o religiose (es., e se fossi pedofilo?).
  • Di danno: ossessione di poter danneggiare o aggredire se stessi o agli altri (e se prendessi in mano il coltello e facessi una strage?).

Le ossessioni provocano così tanta ansia che il paziente si sente costretto a mettere in atto dei comportamenti, le compulsioni, per rassicurarsi, tranquillizzarsi e far diminuire l’ansia. Ad ogni ossessione quindi, in linea di massima, corrisponde una compulsione:

  • Pulizia: lavaggi ripetuti.
  • Simmetria: rituali, comportamenti di ripetizione, ordine e conteggio.
  • Pensieri proibiti o tabù: evitamenti o compulsioni di controllo (es., devo evitare di guardare i bambini; devo immaginare me stesso coinvolto in un atto sessuale con un bambino, se sarò disgustato sarò sicuro che non sono attratto dai bambini).
  • Di danno: evitamenti o compulsioni di controllo (es., non prendo in mano i coltelli se ci sono altre persone in casa per essere sicuro di non poterle colpire).

In alcuni casi le compulsioni sono legate in maniera meno evidente alle compulsioni, come nel caso di ripetizione di formule “magiche” o rituali o comportamenti che in qualche modo ricordano la superstizione: il pericolo sarà scongiurato se dirò 3 volte consecutive “il diavolo non può prendere la mia anima”, o i miei genitori non saranno in pericolo se metterò i libri perfettamente allineati, o non mi ammalerò se mi laverò le mani insaponando prima la mano destra con la sinistra e poi la mano sinistra con la destra.

Le compulsioni non fanno altro che mantenere l’attenzione del paziente sull’ossessione da cui cerca di liberarsi, e questo fa scattare un circolo vizioso da cui il paziente tenta invano di uscire mettendo in atto ulteriori comportamenti protettivi o evitamenti (es., cercare di distrarsi). Il circolo vizioso del DOC assomiglia quindi molto a quello dei disturbi d’ansia, anche se il DOC non è classificato come disturbo d’ansia.

Il disturbo se non viene trattato è cronico, la sintomatologia può oscillare, cambiare nel tempo, ma molto raramente regredisce. Chi ne è colpito ha spesso una ridotta qualità della vita ed una compromissione familiare, sociale e lavorativa a causa del tempo speso per mettere in atto le compulsioni.

In psicoterapia si affrontano di solito 2 aspetti:

  • Quello cognitivo: l’accettazione della minaccia temuta. Sì, è vero, ci possiamo ammalare toccando qualcosa di sporco o contaminato. Ma nessuna compulsione ci permetterà al 100% di scongiurare questo pericolo.
  • Quello comportamentale: la tecnica solitamente usata è chiamata EPR, Esposizione con Prevenzione della Risposta. Al paziente viene richiesto di esporsi alle situazioni temute (es., toccare un oggetto ritenuto contaminato) senza mettere in atto le abituali compulsioni. Col tempo il paziente sperimenta che l’ansia, dopo un picco iniziale, diminuisce fino a livelli accettabili anche senza mettere in atto le compulsioni.

 

* Ecco i criteri necessari per fare, secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – quinta edizione 2013; American Psychiatric Association), la diagnosi di Disturbo Ossessivo Compulsivo:

A) Presenza di ossessioni, compulsioni, o entrambi:

Le ossessioni sono definite da 1) e 2)

  1. Pensieri, impulsi o imagini ricorrenti e persistenti, vissuti, in qualche momento nel corso dell disturbo, come intrusivi e indesiderati e che nella maggior parte degli individui causano ansia o disagio marcati.
  2. Il soggetto tenta di ignorare o soprrimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni (cioè mettendo in atto la compulsione).

Le compulsioni sono definite da 1) e 2)

  1. Comportamenti ripetitivi (per es., lavarsi le mai, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che il soggetto se sente obbliato a mettere in atto in risposta a un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente.
  2. I comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre l’ansia o il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti; tuttavia, questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi.

 

B) Le ossessioni o compulsioni fanno consumare tempo (per es., più di un’ora al giorno) o causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

C) I sintomi ossessivo-compulsivi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza.

D) Il disturbo non è meglio giustificato dai sintomi di un altro disturbo mentale.

 

 

 


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