Disturbo da deficit di attenzione e iperattività

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Giulio ha 12 anni, a scuola si alza spesso dal suo banco, discute di continuo con i compagni e talvolta ci litiga. E’ un chiacchierone e iperattivo. Sembra che a scuola impari nonostante la mancanza di attenzione e l’apparente mancanza di motivazione. Anche a casa ha un carattere molto difficile. E’ molto impulsivo, li interrompe spesso quando stanno parlando tra loro, litiga con i suoi fratelli e non riesce a stare seduto quando deve svolgere i compiti per casa.

Vediamo cos’è il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (DDAI), in lingua anglosassone Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD), è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente caratterizzato da disattenzione e iperattività-impulsività.

Il deficit d’attenzione è un problema neurologico che interessa un bambino fin dai primi anni di vita e che si mantiene sia durante l’infanzia che in adolescenza. Spesso persiste anche da adulti. In molti casi si presenta associato all’iperattività-impulsività.

La caratterirtica principale del DDAI è la manifestazione di un modello di comportamento disattento e/o iperattivo-impulsivo che interferisce con il funzionamento o con lo sviluppo.

  • La disattenzione si manifesta a livello comportamentale come divagazione dal compito, mancanza di perseveranza, difficoltà a mantenere l’attenzione e disorganizzazione.

  • L’iperattività si riferisce ad un’eccessiva attività motoria in momenti in cui non è appropriata, o a un eccessivo dimenarsi e ancora a tamburellamenti o loquacità.

  • L’impulsività si riferisce ad azioni affrettate che avvengono all’istante, senza premeditazione, che possono essere dannose per l’idividuo. L’impulsività può essere dovuta a un desiderio di ricompensa immediata o un’incapacità di ritardare la gratificazione.

Il disturbo si manifesta in più di un contesto (per esempio, casa e scuola) e i sintomi, all’interno di uno stesso ambiente, possono variare a seconda del contesto e della situazione specifica.

Si può osservare un’eccessiva attività motoria già nei primi anni di vita del bambino, ma prima dei 4 anni è difficle distinguere i sintomi dai comportamenti normali legati all’età. Quindi il DDAI è spesso identificato durante gli anni della scuola primaria.

Quali sono gli interventi in psicoterapia:

Le ricerche svolte in questo ambito dimostrano che la forma di intervento più efficace deve agire su più fronti che possono comprendere:

  • consulenza e sostegno ai genitori;

  • terapia del comportamento;

  • consulenza alla scuola su strategie comportamentali;

  • training di abilità sociali;

  • interventi di potenziamento dell’apprendimento;

  • interventi di psicoterapia cognitivo-comportamentale per incrementare l’autostima.

Il DDAI se non viene trattato può creare problemi rilevanti nell’autostima della persona. Validi interventi di psicoterapia invece, permettono ai bambini di spezzare il circolo vizioso di frustrazione e insuccesso, di migliorare le abilità personali e di aumentare l’ autostima.

In molti paesi il trattamento si basa per il 90% su interventi educativi e per il 10% su interventi farmacologici. Il solo uso di farmaci non basta a migliorare i vari aspetti del disturbo.

*Per poter diagnosticare il DDAI, secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – quinta edizione 2013; American Psychiatric Association), si fa riferimento a questi criteri:

A) Un modello persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo, come caratterizzato da (1) e/o (2):

  1. Disattenzione: Sei (o più) dei segunti sintomi sono persistiti per almeno 6 mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che ha un impatto negativo diretto sulle attività sociali e scolastiche/lavorative.

    a. Spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari e commette errori di distrazione.

    b. ha spesso difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o sulle attività di gioco.

    c. Spesso non sembra ascoltare quando gli/le si parla direttamente.

    d. Spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici, le incombenze o i doveri sul posto di lavoro.

    e. Ha spesso difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività.

    f. Spesso evita, prova avversione o è riluttante a impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto.

    g. Perde spesso gli oggetti necessari per i compiti o le attività.

    h. Spesso è facilmente distratto/a da stimoli esterni.

    i. E’ spesso sbadato/a nelle attività quotidiane.

  2. Iperattività e impulsività: Sei (o più) dei seguenti sintomi persistono per almeno 6 mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che ha un impatto negativo diretto sulle attività sociali e scolastiche/lavorative.

    a. Spesso agita o batte mani e piedi o si dimena sulla sedia.

    b. Spesso lascia il proprio posto in situazioni in cui si dovrebbe rimanere seduti.

    c. Spesso scorazza e salta in situazioni in cui farlo risulta inappropriato.

    d. E’ spesso incapace di giocare o svolgere attività ricreative tranquillamente.

    e. E’ spesso “sotto pressione”, agendo come se fosse “azionato/a da un motore”.

    f. Spesso parla troppo.

    g. Spesso “spara” una risposta prima che la domanda sia stata completata.

    h. Ha spesso difficoltà nell’aspettare il proprio turno.

    i. Spesso interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti.

    B) Diversi sintomi di disattenzione o di iperattività-impulsività erano presenti prima dei 12 anni.

    C) Diversi sintomi di disattenzione o di iperattività-impulsività si presentano in due o più contesti.

    D) Vi è una chiara evidenza che i sintomi interferiscono con, o riducono, la qualità del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.

    E) I sintomi non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale.


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