Cristina: un caso di attacchi di panico

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Cristina ha 25 anni ed è iscritta ad una università fuori città. Arriva in terapia per un problema di attacchi di panico, che ha da circa un anno. Ha paura principalmente di svenire, ma anche di non respirare e di avere un’embolia o un infarto. Per evitare di avere un attacco di panico evita i luoghi chiusi e affollati, dove sente di avere poca libertà di movimento e quindi di non poter uscire in caso dovesse sentirsi male, come i centri commerciali, i cinema e gli autobus. Da mesi non guida più, ma nulla di tutto quello che fa serve a farla vivere più serenamente, anzi: anche andare a piedi al supermercato sotto casa, ormai, le provoca una forte ansia. Quando inizia a sentire i sintomi dell’ansia cerca di rilassarsi, di controllare il battito cardiaco e la respirazione cercando di fare un bel respiro, uno di quelli “giusti”.

Iniziamo il trattamento degli attacchi di panico, dandoci come obiettivi quelli di imparare a gestire l’ansia e ridurre gli evitamenti. Dopo circa due mesi gli attacchi di panico non sono più un problema per Cristina, che è pronta per ricominciare a vivere. Ma questa libertà, tanto desiderata e finalmente raggiunta, le fa capire che nella sua vita ci sono altri problemi, che decidiamo di analizzare. Per esempio, ha 25 anni e deve ancora finire la triennale. È sovrappeso, ha pochi amici, passa il suo tempo libero a guardare Netflix. Si rende conto che l’ansia le ha sì impedito di vivere la vita che voleva negli ultimi mesi, ma che già da tanto tempo la sua vita aveva preso una piega diversa da quella che lei avrebbe voluto. Decidiamo quindi di affrontare insieme il problema.

Cristina ha sempre avuto problemi di insicurezza, di scarsa autostima, e di ansia legata al giudizio degli altri, e aveva già intrapreso un percorso offerto dal servizio di psicologia dell’università in cui studia, con buoni risultati, che però non è riuscita a mantenere una volta ritornata a vivere con i genitori e il fratello, cosa che ha provocato un netto peggioramento della qualità sua vita, anche se non se n’era resa conto subito, come spesso succede e come ci spiega la storia della rana bollita.

Aveva infatti iniziato, pian piano, a rinunciare al suo tempo libero e alle sue amicizie. L’unica attività a cui si dedicava ormai era l’università, e il fallire nell’unica cosa che riteneva importante le provocava un grande vissuto di fallimento e di inadeguatezza, che andava a confermare quello che da sempre una vocina dentro di lei le diceva: “non ce la fai”, “anche questa volta andrà male”, “gli altri vanno avanti e tu no”. I genitori sono sempre stati molto critici nei suoi confronti, ed ora è lei stessa ad essere molto critica nei confronti di se stessa. Cristina ha anche degli standard molto elevati: il perfezionismo, insieme alla grande paura di fallire, la portano a chiudersi sempre di più. È a questo punto che arrivano gli attacchi di panico, che portano Cristina alla Dritto al Punto.

Cristina è un’appassionata di Harry Potter, e ad un certo punto ha dato un nome a quella vocina dentro di sé che la boicottava in continuazione: Dolores Umbridge, la perfida insegnante ossessionata dal rispetto delle regole e dalla disciplina. Ma ha dato un nome anche alla nuova vocina, quella saggia, quella che le riconosce l’impossibilità di essere perfetta, di studiare ed occuparsi della casa senza dedicarsi a sé, per esempio: Remus Lupin, il vecchio amico dei genitori di Harry. E Lupin, caldo e accogliente proprio come il suo personaggio, la aiuta a far emergere i suoi desideri: quelli di essere se stessa, di avere più amicizie, di poter prendere le proprie decisioni. A distanza di 6 mesi dall’inizio della terapia Cristina ha trovato un lavoro part-time e ha iniziato un percorso di dimagrimento, cosa che desiderava da tanto tempo ma che non aveva mai avuto il coraggio di fare. Va a camminare tutti i giorni e in palestra un paio di volte alla settimana. Ha ritrovato la voglia di studiare e sta sostenendo gli ultimi esami, si sta per laureare e ha grandi progetti per il futuro, tra cui quello di trasferirsi in una nuova città per iniziare la magistrale.

 

PS. Ci teniamo a specificare che Cristina non si chiama davvero Cristina, e che anche altre informazioni sono state cambiate: alla Dritto al Punto la privacy è fondamentale.


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